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14.3.13

Reader e la disfatta dei nomi muti

A luglio chiude Google Reader per scarso utilizzo. Per me, come per altri geek, è una doccia fredda: il syndication, una tecnologia che consideravo fondamentale, un sistema per seguire i blog che è elementare ed efficace almeno quanto la vite autofilettante e il chiavistello, giace inutilizzato.

1.2.13

QZERTY, l'epilogo

Come si poteva facilmente immaginare, non ho impiegato molto tempo per confezionare un driver completo QZERTY con MSKLC. Come promesso, riporto fedelmente l'esperienza.
All'inizio ho riprodotto fedelmente la disposizione della macchina per scrivere. La documentazione è facile da reperire: in rete si trovano foto di computer Olivetti M20 e M40, e per fugare ogni dubbio l'azienda dove lavoro ha una macchina per scrivere in segreteria. Elettrica e spenta.

15.12.12

QZERTY

Chi ha studiato dattilografia nel secolo scorso riconosce immediatamente la sigla: la tastiera italiana che fu, così com'era sulle macchine per scrivere Olivetti e sui sistemi M20, M30 e M40 del 1982. Nel 1983, il modello M24 adottava già una disposizione QWERTY come la conosciamo oggi, compatibile al 100% con la IBM italiana cod. 141.

29.1.10

I numeri non scherzano più

È finito da poco un anno, è tempo di statistiche: anche per questa volta ci tocca l'articolo sugli incidenti stradali, su tutte le testate. Quanti sono stati, qual è l'andamento rispetto alla volta scorsa, di chi è la colpa.
Quando parlo delle statistiche sul 2008, tutti cascano dal pero, ma io non scorderò mai il discutibile gioco di prestigio

28.1.10

La pila della narrativa: la tensione

Dopo un anno e mezzo di comitato di lettura mi sono convinto intimamente di un principio fondamentale: la tensione è l'unico motivo che ha il lettore per continuare a leggere.
La tensione elettrica è differenza di potenziale: le cariche sono tutte da una parte, l'instabilità è alta. L'instabilità tende all'entropia, che invece è stabile, e per raggiungerla produce lavoro, energia. Attraverso l'instabilità della tensione, la pila di Volta mette in funzione il macchinario elettrico.
Anche la tensione narrativa è instabilità, che trae origine da una situazione di rischio, di disagio, di desiderio. Allo stesso modo della tensione elettrica,

10.6.09

Nemici da debellare: troppa descrizione, Sant’Antonio

Pochi giorni fa ho lanciato una provocazione; ora le parole della sig.ra Coscienza non mi fanno dormire la notte.
«Ma come! Fino all'altro ieri eri tu a rompere le scatole con le descrizioni troppo lunghe, e ora ti lamenti che sono povere?!»
Non ho cambiato idea.

8.6.09

Nemici da debellare: le descrizioni mancate

“Tennero un discorso lungo e noioso.”
O ancora, “La sua roccaforte era spettrale e incuteva timore.” Peggio? Proviamo: “Rispose a ogni domanda con poche parole precise; fu un’intervista asciutta e pertanto ancora più toccante.”
Narrare così è inaccettabile, quando il discorso, la roccaforte e l’intervista hanno un ruolo chiave nelle rispettive opere in cui compaiono. Perché?
Prima di esaminare l’esempio iniziale, il discorso, vorrei illustrare un divertente aneddoto.
(Sto provocando, sì. Grazie per avermelo fatto notare.)

12.3.09

Trucchi da circo: i numeri parlanti

Leggiamo una notizia con quei bei numeri che ci convincono sempre.
Aumento del numero complessivo di pirati stradali segnalati: i 249 del 2008 sono oltre il doppio rispetto al 2007 (deduco un 106 unità: non lo dice, ma faccio il calcolo sulle 9 donne come 8,5% del totale). Fin qui ci siamo?
Aumento della pirateria stradale femminile”. Da un 8,5% del 2007 si passa a un 9% del 2008. Dal momento che l'8,5% corrisponde a 9 unità, su questi numeri è ridicolo pontificare un aumento su mezza percentuale: il salto quantico potrebbe essere o al 9,4%, o al 7,5%.

1.3.09

Nemici da debellare: il giro di parole

Parliamo per farci capire; scriviamo per farci leggere. Quando formuliamo un pensiero e decidiamo di comunicarlo a chi ci sta davanti, la nostra mente lo traduce ini tempo reale in parti del discorso che il destinatario ricomporrà. Se tutto va bene, comprenderà il concetto che desideravamo esprimere.
Parlando, alcuni giri di parole scappano. Scrivendo, le moderne tecnologie ci permettono di premere Backspace ed eliminare l'eccesso: dobbiamo farlo, perché le parole in più, prive di significato, aggiungono tanto fumo e allungano la ricostruzione del messaggio iniziale. Il nostro destinatario ha tante cose da leggere, mica solo noi. Dobbiamo averne rispetto.

21.8.06

L’orizzonte degli eventi

Sono a meno sei — ovvero, mi mancano sei capitoli alla fine della stesura grezza del mio primo progetto un po' corposo. Considerato che il grosso del lavoro sono state la progettazione e la sceneggiatura e che ora sono a più del 75% della stesura, si può dire che i lavori siano a buon punto.
Sto sperimentando una sensazione euforica che sembra un po' come aver passato l'orizzonte degli eventi. Caduta libera verso l'enorme massa della singolarità quantica, accelerazione costante e continua, impossibilità di tornare indietro o, per continuare con la similitudine, di rivolgermi verso altri progetti finché non sarà terminata la corsa.
Passerà XD

4.7.06

La pappa è pronta

Non mi è chiaro dove sia l'origine del fenomeno. Forse il mondo è frenetico e c'è l'esigenza di delegare anche i gesti più semplici della vita quotidiana, o forse semplicemente siamo pigri e apprezziamo che qualcuno svolga un compito al posto nostro. Abbiamo le pappe pronte.
Non parlo solo dei salti in padella o dei ramen orientali pronti in 3 minuti. Spesso saltiamo dei gesti che potrebbero apparire ovvi o ripetitivi. O perché non era scritto e non ci arriviamo da soli che dopotutto sono ovvi (come la faccenda dei dischi di installazione dell'OS/2, che venivano lasciati dentro il drive finché all'IBM non hanno deciso di specificare che occorreva toglierli), o perché non ne abbiamo voglia. Ad esempio, c'è chi a casa usa sempre e solo i piatti in ceramica e chi usa sempre e solo quelli usa-e-getta di carta o di plastica. Si può fare una partita a Klondike con 52 carte o aprire un solitario nel proprio sistema operativo preferito. Si può fare una somma modesta a mente, ad es. per verificare che ci sia tutto in uno scontrino, o usare un foglio elettronico. No, sto divagando, il punto non è questo.

20.4.06

Ci siamo fumati la lingua

Carta canta, dicono, villan dorma.
Passeggiando per la metropoli dopo la fine dell'orario mi è capitato di trovarmi davanti alle vetrine di un'edicola ed assistere ad alcune delle ferite mortali ricevute dal nostro idioma in questi secoli.
Verbi scambiati per congiunzioni, così, in bella mostra sulle copertine. Indelebile e imperituro monito verso coloro che sono convinti che l'idioma sia davvero un insieme di convenzioni che permettono quel fenomeno che chiamiamo comunicazione.