In questi giorni stanno uscendo nuovamente ben due saghe di autrici italiane underground che ho già apprezzato alcuni anni fa: le Terre, di Antonia Romagnoli, e Chariza, di Francesca Angelinelli.
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30.11.15
Chariza e le Terre: due ritorni da non perdere
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4.9.13
Un horror lontano e un fantasy vicino
Perché ci sono storie di terre vicine, che si raggiungono con un normale traghetto, o storie di terre dalla parte opposta del globo terracqueo, dove magari è giorno e non mezzanotte. Di terre lontane si intende Francesca Angelinelli, che fin dal suo esordio con la duologia Chariza ci ha dimostrato una padronanza davvero totalizzante del mondo orientale.
16.6.13
Racconti di viaggio del monaco Kyoshi
Un libro uscito già da un po', ma io non l'avevo letto a suo tempo e me ne sono pentito amaramente.Questi racconti di Francesca Angelinelli sono davvero un piccolo capolavoro di letteratura fantastica. Brillanti, arguti, a leggerli si direbbero una tradizione orale di saggi orientali e invece no: sono tutti frutto della fantasia di una brava autrice.
Il monaco Kyoshi proprio monaco non è, ma mantiene i panni di quando studiava al monastero. È un indovino dal talento naturale, è sovente in viaggio per i suoi studi, e i racconti coprono dalla giovinezza in cui il suo dono lo porta lontano dalla famiglia, all'età avanzata in cui non smette né di mettersi in viaggio né di mettersi in pericolo. I personaggi e le creature che Kyoshi Nomura incontra durante i suoi viaggi sono dei tipi più disparati: stolti e saggi, morti e vivi, uomini, spiriti e demoni. E l'ambiente in cui Kyoshi si muove ha tutto il sapore dell'antico oriente, dall'estrema cura ai gesti di rispetto alla profonda intelligenza che dimostra nel capire le persone e sbrogliare le matasse dei guai.
Per condire un piccolo volume di racconti perfetti, curati nei minimi dettagli per non sfigurare fra i classici della cultura orientale, mi ha fatto un pochino di tristezza la scarsa cura editoriale: impaginazione sciatta e refusi frequenti mi ricordavano a ogni passo che non stavo tenendo in mano i rari ricordi di un vero saggio errante, bensì un più concreto prodotto di fantasia in cui un banale meccanismo fuori dal controllo dell'autrice inceppa il fictive dream.
Ciò non toglie valore ai racconti, che senz'altro rileggerò con piacere.
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