22.2.17
Tolkien il signore del metallo - Stefano Giorgianni
31.12.15
Come funziona la musica, David Byrne
Dopo l'esperienza dei Talking Heads, dopo le collaborazioni con Brian Eno e innumerevoli altri artisti, dopo aver provato le musiche di tutto il mondo, tutti gli stili che ti possano venire in mente, tutte le forme possibili di contratto e di accordo che si possano provare. Dopo aver passato una vita a sbarcare il lunario e scoprire ogni recondito segreto della musica.
Byrne ci fa comprendere il mondo della musica in una decina di capitoli che ne esplorano alcuni aspetti precisi. Il primo inizia trattando degli spazi in cui la musica nasce: poiché la specializzazione di studio dell'autore era l'architettura (ci racconta che mai avrebbe pensato di dedicarsi professionalmente alla musica, ma è ciò che è successo!), pochi sono più qualificati di lui per spiegarci le particolarità di una cattedrale gotica, di uno spiazzo all'aria aperta, o del club CTCB di New York in cui hanno iniziato a esibirsi i Talking Heads e altre band.
22.7.13
Chvrches
La presenza sul palco è scarnissima, almeno quanto è essenziale la formazione: i compagni di studi Iain Cook (synth e/o basso, da Aerogramme e The Unwinding Hour) e Martin Doherty (synth, campionatore e voce, da The Twilight Sad) e alla voce solista la magrolina e timida Lauren Mayberry (da Boyfriend/Girlfriend e Blue Sky Archives, cantante, pianista, batterista, laurea in legge e master in giornalismo), che per qualche canzone fa cambio di posto con Doherty.
8.7.13
Esternazioni riguardo alle violazioni del diritto d'autore
Digressione per inquadrare il problema: lo scrocco non è una novità nata con la natura dei file informatici di poter essere facilmente duplicati. Non dovrebbe essere difficile arrivarci, soprattutto per persone che hanno la mia età e ricordano benissimo le musicassette C90, in cui si registravano molto comodamente due album, possibilmente che non facessero a pugni fra loro (tipo L'era del cinghiale bianco sul lato A e South of heaven sul lato B), ma anche le dispense pronte già fotocopiate e disponibili nella copisteria vicina alla facoltà.
3.5.13
Addio a Jeff Hanneman
Da due anni affetto da una fascite necrotizzante che l'ha costretto a lasciar perdere i concerti, Jeff è stato autore di diversi brani della sua band, a cui ha dedicato praticamente il 100% della carriera.
29.3.13
Ciao Enzo
4.11.12
Playlist: qualche brano a tema SF
23.10.12
Fear Factory, “The Industrialist”
I Fear Factory sono fra i principali colpevoli del mio modo di intendere la musica, la composizione, il ritmo. Pertanto, quando esce un loro disco ho sempre una certa misura di aspettative. Ogni volta scommetto che lì dentro troverò interamente brani arrabbiati, veloci ed esplosivi - e i ritornelli orecchiabili di Burton Bell. Mai deluso, finora. In quasi tutti i dischi hanno avuto un sound talmente compatto che non sembravano neanche in quattro bensì un tizio solo con otto mani. The Industrialist conferma questo loro lato, con la grancassa e il plettro che si seguono a vicenda in raffiche di palm muting.
I Fear Factory parlano dei loro classici argomenti cyberpunk, inteso come panorami interamente artificiali e considerazioni sugli ingranaggi di un mondo basato su equilibri non naturali. Da un apocalittico ammonimento contro le grandi industrie che si pongono al di sopra della legge e della giustizia (The industrialist), alle religioni che si nutrono più di violenza e sangue che di elevazione dello spirito (New messiah), a strumenti di morte automatizzati (Depraved mind murder) e un motore del mondo che si alimenta di differenza sociale (Difference engine). Chiude il disco il trittico tetro, disturbante Disassemble / Religion is flawed(...) / Human augmentation, che ammonisce prima “la tua vita insignificante è stata fabbricata per essere smontata”, per chiudere poi con la presa di coscienza del singolo di fronte al mondo disumano.
8.8.12
Dark Roots of Earth, Testament (2012)
Le vicissitudini hanno portato il gruppo negli Novanta a un assalto sonoro molto più aggressivo, ai ritmi rapidi e violenti e ai ruggiti delle frange più estreme del death/thrash, almeno al pari delle grandi Esse: Slayer, Sepultura, Sadus. Una parentesi ultraviolenta, forse, ma soprattutto un tempo di amarezza e fatica. Rimasti prima in tre e poi in due su cinque, i nativi Eric e Chuck hanno affrontato le intemperanze di un mercato musicale che non è stato clemente con nessuno, e dopo il Duemila la lotta di Chuck* contro il cancro.
La band è di nuovo insieme, tranne il batterista Louie Clemente ma questo non è un punto saliente**.
Di nuovo come una volta, o di più? Tutti gli elementi si legano insieme: la furia di Eric, gli arrangiamenti di Alex, la sezione ritmica che non da tregua, e la voce arrabbiata di Chuck canta di tutte le preoccupazioni di un individuo indifeso nel mondo di oggi, dalla guerra all'ecologia alla politica dell'odio.
Ho particolarmente gradito il brano "Native blood", non solo per il tempo ultraveloce "blast beat" che dura quasi tutto il ritornello, ma anche perché i nativi Chuck ed Eric si tolgono un sassolino dalla scarpa parlando dell'uomo bianco che si è appropriato di tutto il mondo. Notevoli anche la title-track "Dark roots of Earth", il cui ritmo pesante parla di apocalisse ancor prima del testo, e la malinconicissima ballad "Cold embrace".
Preso il cd, preso il vinile: con quella stupenda copertina dello spirito della Terra, non potevamo lasciarlo lì.
* ma anche del chitarrista James Murphy allora insieme alla band: le disgrazie non vengono mai sole.
** Louie Clemente ha cambiato vita. Si occupa del lavoro e della famiglia, e chiunque ha provato a gestire contemporaneamente una famiglia e un progetto musicale sa benissimo che non gli si può rimproverare nulla. Louie si è perfino ripresentato sul palco nel 2005 dopo tredici anni che non suonava più a livello professionale, per accompagnare i vecchi amici in un tour.
11.4.12
Grindcore di riferimento
29.9.11
“When lightning strikes”, serata heavy metal e… fantascienza
Rispondo alla prima domanda inespressa:
27.9.11
Clifford Lee Burton
26.7.11
Illud Morbidum Stranum
Nessuna novità invece il fatto che io abbia di questo disco un parere più o meno opposto rispetto alla maggioranza degli ascoltatori. Vediamo perché.
14.5.11
The grind that rocks
Cercando in rete un preascolto del promozionale "Legacy was yesterday" mi imbatto non solo in un ottimo brano classico, furioso e selvaggio come sempre, ma immancabilmente nelle critiche scontate degli opinionisti della domenica – per esempio un poveramente argomentato "the grind that annoys", da cui ho parafrasato il titolo del post.
6.4.11
Scott Columbus
12.2.09
Napalm death
Ad affinare l’orecchio, il cambio di stile non era chissà cosa. Quello c’era già stato. Ma essere pionieri è una cosa seria; talmente seria che anche i membri delle due formazioni presenti alle due sessioni del disco “Scum” se ne sono andati tutti in breve tempo.
31.12.08
Bilancio bisesto
Alcune opere mi hanno accompagnato nella strada tortuosa di quest'anno. Non sono necessariamente targate 2008, ma lo sono per me in qualche modo, come una specie di selezione dei brani per la colonna sonora di un film. Non ditemi che i libri non si ascoltano, fanno parte di questa colonna sonora lo stesso. Capiamoci.
25.6.08
Kiss!
Di musica tosta ne ascolto a tonnellate tutti i giorni, di concerti ne ho visti tanti, ma i Kiss hanno un qualcosa di più.
Sarà che con il loro approccio sul palco hanno dato da mangiare a tantissimi artisti rock, hard rock e metal che li hanno seguiti. Il face-painting, lo spettacolo pirotecnico, il frastuono assordante, i costumi pacchiani. Dopo aver bazzicato concerti per una vita, vedere finalmente i Kiss per me è stato un po' come confrontarsi con un archetipo, come incontrare di persona Omero dopo aver letto pile di volumi fantasy.
D'ora in avanti, i concerti di altri gruppi rock e metal per me non saranno più la stessa cosa.
1.2.07
Chiedi chi erano i Curve
Tipo un disco strano di un gruppo che non avevo mai sentito prima. Novità, no? La copertina non è che fosse eccezionale di per sè: band in stampatello, titolo in stampatello. 'Doppelgänger', un termine in terra di confine fra misticismo, squilibrio mentale e terrore dello specchio. Sullo sfondo, una catasta di bambole di plastica vecchie, rotte, che hanno fatto il loro tempo. Poteva essere già allora un presagio: la nostalgia avrebbe accompagnato per sempre il mio rapporto con i Curve.
5.10.06
Doom
In particolare il piccolo lettore portatile mi propina la voce malinconica quanto squillante di Johan Lanquist, cantante nel primo album dei Candlemass e poi inghiottito dal Nulla. Sopra un accompagnamento delicato di chitarra, Lanquist canta dolci parole di conforto:




