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9.2.19

Quaderni United Office

I quaderni United Office, ovvero trovare un prodotto di cartiera di qualità con tutte le caratteristiche specifiche per la calligrafia laddove non avrei mai cercato come prima scelta: al supermercato Lidl.
Intanto inquadriamo il problema. Chi nel 2019 si impunta di fare calligrafia è decisamente controcorrente. Il mondo intero stampa tutto al laser, una tecnologia che va a nozze con una cartaccia porosa di cui quindici anni fa avresti provato vergogna, e firma con le penne a sfera, con un inchiostro grasso e viscoso che in fatto di carta ha più o meno gli stessi gusti.

13.1.19

Parker Sonnet di imitazione

Ringrazio Francesco per avermi regalato questa penna, per avermi invitato a scriverne la recensione, e non ultimo per aver avuto la pazienza di attendere per ben due anni che io me ne occupassi.
Senza indugio, ecco la penna.
A parlare di una penna di imitazione si va a finire inevitabilmente a discutere della sua versione originale e di quanto l'imitazione regga o non regga il confronto. Ora, non me ne vogliano la storica ditta Parker e il gruppo Newell Rubbermaid a cui appartiene dal Duemila, ma il confronto non me lo posso permettere: una Parker Sonnet originale è fuori budget, tanto per me quanto per Francesco.

30.1.17

Waterman Expert Precious

Il marchio Waterman, che dal 2001 fa parte del colosso della cancelleria Newell Rubbermaid, è uno dei più noti riguardo all'evoluzione della stilografica nella storia. In particolare si deve a Louis Waterman il brevetto del diffusore multicanale, che dal 1883 regola il flusso dal serbatoio al pennino in modo affidabile.

1.1.17

Pelikan M200/M205, elegante e didattica

Il modello M200/M205 è la versione entry level delle stilografiche Pelikan a stantuffo. Ha il pennino in acciaio senza particolari ghirigori e un corpo molto più semplice rispetto alle sorelle maggiori "Souverän" che, tipicamente, esibiscono sottili striature alternando un materiale traslucido a uno opaco. Il modello ha due nomi a seconda delle finiture metalliche: M200 se sono dorate, M205 se sono cromate.
Per essere entry level, è un acquisto di un certo peso: non capita tutti i giorni di trovarne in offerta sotto i cento euro, quindi ti posso ben capire se hai scosso la testa scetticamente, pensando che i pellicani possono stare dove stanno e mangiare il loro pesce con quel becco inquietante che hanno.

21.12.16

Pilot Prera demonstrator

Pilot Prera: è una stilografica piccola, entra in qualsiasi tasca e ha il cappuccio più comodo della galassia per aprirla o chiuderla.
In più, la versione demonstrator ha un fascino magnetico per uno smanettone come me, che non può resistere alla vista degli ingranaggi, al converter scintillante, alla nota di colore sulla cima del cappuccio e in fondo al fusto.

16.6.16

Faber Castell Loom

Ne ho avuta una, l'ho rotta e mi piaceva così tanto che dopo un po' l'ho ripresa. È la Loom, una stilografica di fascia entry-level prodotta da Faber-Castell.

13.5.16

Twsbi Diamond 580 AL: la stilo definitiva

A una domanda sul futuro dei modelli Twsbi, l'anno scorso l'azienda di Taiwan ha risposto che la Diamond 580 non uscirà mai dal catalogo. Come mai? Senza giri di parole, è uno schianto.
Ha tutto quello che si potrebbe chiedere: aspetto accattivante, impugnatura comoda, clip comoda, stantuffo, fluidità, grande autonomia, prezzo accessibile (senz'altro di più di un'altra penna a stantuffo di qualità paragonabile) e tutti gli strumenti di manutenzione.
Ne ho una da fine febbraio: nel mio portapenne, ha rapidamente preso il posto di quasi tutte le altre.

27.11.15

Deathmatch: Pilot 78G e MR2

Ho sempre adorato il Deathmatch di Doom, ma no, non è questo il post su Doom che ho promesso da tempo. Sarà invece quel tipo di recensione deathmatch in cui due oggetti (stilografiche, in questo caso) se le danno di santa ragione ostentando le caratteristiche vincenti.
Le concorrenti sono due modelli Pilot, entrambe “entry level”, che è un inglesismo per dire che costano poco e sono rivolte agli studenti e all'uso pratico quotidiano. La prima è la 78G, di cui alcuni anni fa (sinceramente non sono ancora riuscito a capire quanti) Pilot ha cessato la produzione. La seconda si chiama Metropolitan, per ragioni di marchio è stata esportata in Occidente con i nomi MR e MR2, ed è quella che ha preso il posto della 78G. Poiché ho una MR2 occidentale con il supporto per cartucce standard, la confronterò con una 78G azzurra che veniva prodotta ai tempi per il mercato occidentale, per le stesse cartucce (tipo Pelikan).
Sembrerebbe uno scontro impari, giusto? Alcuni anni fa Pilot ha deciso che la 78G faceva schifo, mentre Metropolitan e varianti ne risolvevano tutti i problemi. Vediamo come se la cavano i concorrenti nell'arena.

6.11.15

Twsbi Eco

Il primo venerdì di novembre, cioè oggi, è il Fountain Pen Day!
Per l’occasione dirò due parole sull’ultima stilografica entrata in casa: la novità Twsbi di quest’anno, la Twsbi Eco. Una penna full demonstrator (cioè con il corpo e la sezione trasparenti per mostrare il funzionamento) a stantuffo, progettata apposta per abbattere i costi di produzione. L’ho presa di colore bianco con pennino EF.

21.4.15

Urca che vintage: Pelikano, modello 1969/1972

L'oggetto del 1969 entrato in casa è una Pelikano.
Digressione: da giovane, io avevo una Pelikano. Nulla di sorprendente, dal momento che ero un ragazzino negli anni '70 e '80 e quella era la penna scolastica per eccellenza. Ergonomica, fatta per essere data in mano a giovani scalmanati e, una vera novità nel '59 quando è stata inventata, grazie alla diffusione della plastica si caricava a cartucce. Quella che avevo era il modello del '79 e non ricordo quando l'ho inesorabilmente distrutta. Capita, con ragazzi scalmanati.

30.9.14

Questione di stilo: salvage FrankenPen

È stato un mese intenso, culminato con la costruzione di un armadio svedese in uno spazio ristrettissimo con i centimetri appena sufficienti per girarlo senza romperlo. Non è affatto finita, siamo ancora in mezzo alla partita di Quindici.
E in queste situazioni mi rilasso e mi distraggo con quello che ho qui. Ingredienti: una penna dal pennino distrutto; una penna distrutta di cui è rimasto intero il pennino col diffusore.
La prima è una Parker IM GT, la seconda una Niji di cui mi ha omaggiato il vecchio boss nel Duemila. Sottile, una volta era dorata (il colore si è dileguato dalla plastica in pochi mesi), poco robusta, come si evince dal filetto della sezione completamente distrutto che rende il fusto inutilizzabile.
Però aveva un bel pennino fine Iridium Point Germany - niente di speciale, ne facevano a tonnellate, ma erano fatti bene, talmente da spedire a vergognarsi in un angolo ben cinque pennini di tre penne che ho preso dopo, di produzione recente.
C'è di che pensarci su.
Quello che non sapevo nel Duemila è che, nonostante l'aspetto inamovibile, pennino e diffusore si possono quasi sempre estrarre per la pulizia tirando delicatamente con un po' di gomma per far presa (tipo, con un guanto da lavoro).
Dilemma n. 1: il pennino IPG è parecchio più grande del pennino Parker delle penne entry level (perché è così: la IM Premium costerà anche oltre cinquanta in negozio per la bella finitura, ma pennino e diffusore sono quelli della Jotter dismessa e della Vector che sono penne scolastiche. Non è privo di vantaggi, è durissimo e robustissimo, ma il punto qui è che è piccolo). Nella figura qui, una IM Premium cromata scintillante a confronto con l'Iridium Point Germany nella FrankenPen. Avevo timore che il cappuccio non si chiudesse, ma non è stato così: si chiudeva e si riapriva perfettamente.
Dilemma n. 2: il diffusore della Parker IM (e della Vector e della Jotter) (a sinistra nel confronto a lato) ha una gobba, perché il pennino (robustissimo) della IM ha una gobba. I pennini normali invece non hanno una gobba, sono dritti e si adattano a diffusori dal canale dritto. Non potevo usare il diffusore Parker (ho provato, ovviamente, nonostante sapessi per certo che non avrebbe funzionato). Un fisico saprebbe meglio di me, per aver studiato le meccaniche dei fluidi, che due superficie divergenti guidano la capillarità nel senso sbagliato, cioè dalla carta al serbatoio anziché viceversa.
Potevo provare a fare una penna cancellante! Ovviamente no, perché l'inchiostro già depositato e asciugato sa il fatto suo, così non ho usato il diffusore della Parker, bensì ho guardato se quello della Niji distrutta potesse entrare nella sezione della IM. Entrava.
Dilemma n. 3: come si vede dal confronto, il diffusore Niji è più esposto e ha più alette esposte. Inoltre, ha un tubo di alimentazione più piccolo, fatto per le cartucce Pelikan anziché per le Parker, quindi inserito in un fusto Parker lascia passare una portata da fiume in piena.
Al test, si è comportato meglio di come potessi temere. Il diffusore si riempie di inchiostro: vedi le alette farsi scure, se l'inchiostro non è inodore ne senti la fragranza pungente (e se è a base di alanina tossica, consigliasi mettere via tutto). Ma non va oltre: il diffusore è perfettamente in grado di trattenere l'inchiostro e fare da serbatoio tampone. Non ho osato lasciare la penna a punta in giù per più del tempo di riempire una paginetta di pangrammi. Sollevata la punta della penna, il diffusore si svuota in pochi secondi verso il serbatoio. Con il mio misto di inchiostro Quink blu e nero-blu (che a sentire il nome sembra scuro ma è chiaro), è stata una bella esperienza provare un flusso abbondante ma con un tratto sottile e contenuto.
All'ultimo dilemma non ho trovato soluzione. Potrei aspettare di incappare in una penna distrutta di cui l'unica parte recuperabile sia il diffusore, o potrei allentare le pareti interne della sezione della IM per farci entrare un altro diffusore che ho in casa. In futuro. Potrei. O no.
Al momento, il fusto della Parker è nel cassetto e il pennino IPG è felicemente fissato su una vecchia penna scolastica tedesca di un arancione da lavori stradali.

18.9.14

Prima guerra mondiale: diario di un ufficiale a Caporetto

La Prima Guerra Mondiale. Diario inedito, Pio Rossi (ed. Biblioteca dell'Immagine, 2014)
Scovato da Barbara in libreria, un libro che riproduce fedelmente un diario del 1917 con la trascrizione a fronte della riproduzione a colori delle pagine originali. Il diario è stato redatto e tenuto meticolosamente dal sottotenente Pio Rossi, pittore autodidatta. Iniziato il 2 giugno a Cividale (UD) appena ricevuto l'ordine di entrare in zona operazioni e concluso a novembre nell'ospedale di Castel San Giovanni (PC) dopo la ritirata di quella che conosciamo come Battaglia di Caporetto.

22.8.14

Reform 1745: un tuffo nel passato

Ho incontrato per strada una stilografica Reform 1745: sapendo che proviene da vecchi lotti tedeschi destinati alla scuola elementare e che non ne fanno più, ne ho prese un paio. Nella figura, inquadrata in compagnia per dare un'idea delle dimensioni contenute, la Reform è quella verde e nera in mezzo. Le altre sono una Lamy Safari Al-Star e una Parker IM che si trovano attualmente nei negozi.
Chiusa, la penna è circa 13 centimetri, uno meno della Parker IM. Aperta, invece, è almeno altrettanto lunga. Per le mie mani che non sono granché grandi, è comoda da impugnare anche senza inserire il cappuccio sul retro.

4.6.14

Questione di stilo 2: le penne robuste

È entrata in casa questa nuova stilo Parker IM. Io lo so, ne ho anche parlato qualche mese fa: quando ne entra una in casa, difficilmente sarà l'ultima - soprattutto per chi come me fa fuori un quaderno in pochi giorni. Ebbene, gli alberi cambiano marciapiede quando mi vedono arrivare. Si sussurrano fra loro in un alito di vento, “Quello lì un giorno ti scrive sopra”.

15.11.13

Questione di stilo

Scrivo con la stilografica da quando andavo a scuola, salvo una parentesi di alcuni anni in cui ho tenuto tastiere e computer per fare il grosso del lavoro, accontentandomi di foglietti e biro di recupero per qualche scarabocchio.
La parentesi è durata finché non ho fatto una statistica personale sui racconti stesi e consegnati: in che modo ho iniziato il lavoro, quale strumento mi ha dato i risultati migliori. Come consigliavano i dati, sono tornato indietro, e subito è arrivata la stesura di articoli che prima andavano per le lunghe.